Si tratta del miglior risultato mai raggiunto nel primo trimestre, leggermente superiore anche ai livelli del 2022, quando il comparto beneficiò della forte ripresa successiva alla pandemia
Il vivaismo ornamentale pistoiese apre il 2026 con risultati da record sui mercati internazionali. Nel primo trimestre dell’anno, le aziende del territorio hanno esportato piante vive per un valore di circa 159 milioni di euro, registrando una crescita dell’11,75% rispetto allo stesso periodo del 2025. Dietro ai numeri positivi, tuttavia, si nascondono alcune criticità che preoccupano gli operatori del settore. Le tensioni geopolitiche internazionali, l’aumento dei costi energetici e logistici, le difficoltà di approvvigionamento di alcuni fattori produttivi e l’incertezza legata a diversi mercati esteri rischiano infatti di ridurre gli effetti positivi della crescita delle esportazioni.
L’Unione Europea continua a rappresentare il principale mercato di riferimento per il vivaismo pistoiese, assorbendo l’84% dell’export complessivo e registrando una crescita dell’8,35%. Particolarmente dinamica, però, è la performance dei Paesi extra-Ue, che segnano un incremento del 44%, raggiungendo un valore di circa 21 milioni di euro. I dati confermano il ruolo centrale di Pistoia nel panorama nazionale del florovivaismo. Il distretto rappresenta infatti il 41% dell’intero export italiano di piante vive, quota che sale al 43% considerando l’intera Toscana.
Vivaismo pistoiese, le prospettive future
A pesare sulle prospettive del comparto non sono solo i costi. Gli imprenditori devono confrontarsi sempre più spesso con gli effetti del cambiamento climatico e con le problematiche fitosanitarie legate alla diffusione di insetti alieni, che aumentano le spese di prevenzione e possono compromettere la commercializzazione delle piante già pronte per il mercato. «Sono numeri importanti, ma alla crescita apprezzabile delle vendite fa da contraltare un aumento dei costi molto maggiore», sottolinea Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia. «La riduzione dei margini rischia di rendere meno efficace la volontà di innovazione che gli imprenditori stanno portando avanti con investimenti significativi per ridurre i consumi di acqua e agrifarmaci, adottare pacciamanti naturali e utilizzare vasi riciclabili».
Tra le priorità indicate dalle imprese del settore figura anche il completamento dell’iter del decreto sul florovivaismo, considerato uno strumento fondamentale per garantire maggiore stabilità normativa e favorire nuove opportunità di sviluppo per una delle eccellenze del made in Italy agroalimentare.
