L'inflazione e la riduzione della disponibilità economica stanno modificando le abitudini di acquisto. Secondo un'indagine Altroconsumo, gli italiani comprano meno, confrontano di più e mostrano una crescente attenzione a utilità, affidabilità e sostenibilità
L’inflazione continua a incidere sulle abitudini di consumo delle famiglie italiane e, insieme alla minore disponibilità economica, sta contribuendo a modificare il modo in cui vengono valutati gli acquisti. Negli ultimi tre anni sono aumentate soprattutto le spese considerate necessarie, mentre sono diminuite quelle legate al tempo libero fuori casa e diversi acquisti importanti sono stati rimandati o cancellati. È quanto emerge dall’indagine sui consumi degli italiani realizzata da Altroconsumo nell’agosto 2026, che ha coinvolto 1.230 persone tra i 18 e i 74 anni iscritte alla piattaforma Qualify. Il campione è stato ponderato per sesso, età, area geografica e titolo di studio ed è stato ripreso dal Rapporto Coop 2026.
Per il mondo del retail, il dato più interessante riguarda però il cambiamento nel processo di scelta: il consumatore sembra essere più selettivo e orientato a valutare attentamente ciò che acquista, con un peso crescente attribuito a utilità, qualità, funzionalità e sostenibilità.
Dal consumismo all’acquisto ponderato
La minore disponibilità economica rappresenta la principale ragione per cui gli italiani dichiarano di aver ridotto gli acquisti. Ma non è l’unica. Tra coloro che hanno diminuito i propri consumi negli ultimi tre anni, l’83% indica la volontà di evitare acquisti inutili e impulsivi, mentre il 63% dichiara di voler risparmiare per il futuro e un altro 63% di preferire comprare meno ma meglio. Il 38% segnala inoltre una maggiore attenzione all’ambiente e agli sprechi.
Anche il modo di valutare un prodotto prima dell’acquisto sembra essere cambiato: nove italiani su dieci confrontano prodotti e servizi prima di scegliere, mentre otto su dieci dichiarano di acquistare soprattutto quando hanno un bisogno pratico e di preferire l’utilizzo di ciò che possiedono alla sua sostituzione frequente. Sono inoltre diffuse pratiche legate al riuso. Nell’ultimo anno, l’81% degli italiani ha venduto, regalato o donato oggetti, mentre più di due terzi ha fatto riparare almeno una volta un prodotto invece di acquistarne uno nuovo.
Qualità e affidabilità acquistano peso
Il cambiamento riguarda anche i criteri con cui vengono confrontati i prodotti. Il rapporto qualità-prezzo rimane un elemento centrale, ma rispetto al 2017 l’indagine rileva una maggiore attenzione alle caratteristiche, alle funzionalità e all’affidabilità. Un aspetto particolarmente rilevante per il retail: per alcune categorie la scelta non è determinata principalmente dal prezzo. Nel caso di tecnologia ed elettrodomestici, gli italiani si orientano soprattutto verso la marca che considerano più affidabile. Per abbigliamento e calzature, invece, assumono maggiore peso il gusto personale e la qualità.
La tendenza descrive quindi un consumatore che, di fronte a una maggiore pressione sui bilanci familiari, non guarda esclusivamente al costo immediato, ma valuta più attentamente quanto un prodotto sia utile, affidabile e adatto alle proprie esigenze.
Sostenibilità e utilità nelle scelte future
Lo stesso orientamento emerge guardando ai prossimi cinque anni. Secondo gli intervistati, gli acquisti saranno sempre più determinati dalla praticità e dalla sostenibilità, mentre il consumo come strumento di espressione dell’identità personale o di riconoscibilità sociale dovrebbe mantenere un peso stabile o ridursi. È un cambiamento che interessa anche il modo in cui vengono percepiti gli oggetti posseduti. La possibilità di acquistare e consumare non sembra essere sufficiente, da sola, a definire l’identità delle persone, mentre assumono maggiore importanza relazioni, esperienze, interessi e competenze. Le principali fonti di gratificazione personale indicate dagli intervistati sono infatti stare con familiari e amici (55%), viaggiare (45%) e dedicarsi ai propri hobby (38%). La frequentazione di locali, ristoranti e bar si ferma invece al 9%.
Cosa significa per il retail garden
Per il garden retail, i dati fotografano un contesto nel quale diventa sempre più importante il valore concreto attribuito al prodotto. Se il consumatore confronta maggiormente le alternative, acquista in presenza di un bisogno pratico e tende a privilegiare prodotti durevoli e affidabili, la proposta del punto vendita può essere chiamata a rispondere non soltanto alla sensibilità al prezzo, ma anche alla necessità di rendere evidente l’utilità dell’acquisto.
Nel comparto garden questo può riguardare categorie molto diverse: dalle attrezzature per la manutenzione del verde ai prodotti per l’irrigazione, dai vasi ai terricci, fino alle soluzioni per l’outdoor e il tempo libero.
La crescente attenzione alla sostenibilità e alla riduzione degli sprechi, inoltre, si inserisce in un mercato nel quale riuso, durata e possibilità di riparazione diventano elementi sempre più presenti nel processo di scelta.
I dati dell’indagine non fotografano quindi soltanto una riduzione dei consumi legata all’inflazione. Evidenziano anche un possibile cambiamento nel rapporto con l’acquisto: meno impulso, più confronto; meno attenzione al possesso in sé, più attenzione all’utilità e alla qualità del prodotto. Per il retail, e anche per il garden center, significa confrontarsi con un consumatore più attento alle ragioni che rendono un acquisto realmente necessario e coerente con le proprie esigenze.
