Un consorzio internazionale di scienziati e agenzie spaziali traccia la nuova strategia per usare le piante come cardine della vita umana sulla Luna e su Marte. Dalla biologia quantistica al BLSS, una visione che lega esplorazione e sostenibilità terrestre

Nel 2027 l’uomo tornerà sulla Luna, ma mentre Artemis III prepara un soggiorno breve, la scienza guarda già oltre: come vivere, coltivare e resistere lontano dalla Terra. A questa domanda risponde un consorzio di oltre quaranta ricercatori di undici Paesi e sette agenzie spaziali, tra cui il Prof. Massimo Maffei dell’Università di Torino, autore della nuova roadmap dedicata alla biologia vegetale per l’esplorazione spaziale.

La visione condivisa, pubblicata su New Phytologist, mette le piante al centro della sopravvivenza fuori dal nostro pianeta e della costruzione di un’agricoltura più sostenibile sulla Terra. Maffei richiama l’importanza degli studi sui campi magnetici e sulle dinamiche quantistiche delle piante, cruciali perché Luna e Marte non possiedono una protezione naturale: comprenderne gli effetti significa preparare colture capaci di reggere ambienti ostili.

Una roadmap per il futuro

Anche la NASA insiste sul ruolo insostituibile delle piante: cibo, ossigeno, acqua depurata, ma anche un sollievo psicologico per gli equipaggi. Per misurare quanto una coltura possa davvero sostenere la vita, gli autori introducono il nuovo livello di prontezza BLSS, pensato per valutare aria, acqua, nutrienti riciclati e altre funzioni vitali negli habitat spaziali.

La roadmap evidenzia progressi recenti, il contributo della biologia sintetica, i benefici sensoriali delle coltivazioni orbitanti e l’esperimento LEAF, che con Artemis III farà germogliare e tornare sulla Terra le prime piante cresciute sulla Luna. Tutto questo richiede una cooperazione internazionale profonda, soprattutto in vista del dopo-ISS.

Strumenti preziosi

Le tecnologie nate per Luna e Marte, ricordano gli autori, offriranno strumenti preziosi per affrontare le sfide globali su cibo, energia e sostenibilità. Il futuro dello spazio, in fondo, parla anche del futuro della Terra.

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