In un panorama dove il design d’interni è sempre più permeato da una ricerca estetica che flirta con le tendenze del momento, emerge un nuovo fenomeno destinato a farsi notare nel florovivaismo: l’Eco-Brutalismo indoor. Non avete idea di cosa stiamo parlando? Lasciatevi stupire
Garden Center, coltivatori, dimenticate i soliti vasi in terracotta e ceramica smaltata. Il nuovo mood è audace, a tratti distopico, e si materializza nelle architetture in miniatura di MondoBruto: strutture oniriche e futuristiche, che evocano un immaginario tra le città decadenti di Blade Runner e i giardini di Joseph Monier, celebrando la sedimentazione vegetale e l’opera in continua evoluzione. Abbiamo intercettato il suo creatore, Alessio Fava, ex-regista con un background nel cinema e nella pubblicità, la cui vita si è mossa tra set e storytelling, in un percorso che lo ha visto spaziare dalla produzione video fino a un lungometraggio per il Festival di Venezia. Un giorno, durante un viaggio verso la Francia, alla vista di un rudere di cemento invaso dalla flora autoctona, nasce l’ispirazione che lo porta a re-inventarsi in un artigiano visionario.
L’estetica del contrasto
L’attrazione di Alessio per le forme nette e dure del Brutalismo, in un periodo in cui linee bold e contrasti materici tornano prepotentemente in auge, non è casuale, ma perfettamente in trend. “L’architettura brutalista mi attrae visivamente molto più delle geometrie sinuose” racconta. Difatti, in un’epoca ossessionata dal digitale e dalla fluidità delle forme, c’è un ritorno prepotente a ciò che è tangibile, crudo, quasi primitivo, e Mondobruto ne è la conferma. Il design contemporaneo ha riscoperto un’estetica dura e implacabile, ma non nella sua veste ostile, bensì in una dimensione inattesa: quella dell’intimità domestica.
“Il contrasto cromatico tra il verde vivo e il grigio asettico del cemento, le forme nette e precise contro la vigorosità della natura, sono le cose che mi affascinano” dice Alessio. È proprio in questo contrasto tra il minimalismo freddo e ostile del cemento grezzo e la vitalità lussureggiante della vegetazione, che Mondobruto intercetta, e rilancia in grande stile, il concetto di Eco-Brutalismo, ma in una versione miniaturizzata. Si parla di un minimalismo inanimato che si fonde con la vitalità della crescita. Un’ode alla coesistenza armonica tra man-made e organico, tra artificiale e naturale, proprio come nelle visioni di Le Corbusier, dove la natura non è semplice abbellimento ma parte integrante del progetto.
Una porzione di natura da contemplare
Un altro trend che Mondobruto coglie appieno è la fascinazione per i micro-ecosistemi incapsulati, come nei primi del XIX secolo si usavano le Wardian Case per proteggere piante esotiche durante l’importazione nei viaggi oltreoceano. Dopo le ispirazioni iniziali derivategli dal maestro giapponese Michikusa e dall’acquascaping, con riferimenti a Takashi Amano ed Enrico Fortuna, Alessio ha incanalato la sua passione per i microcosmi nella creazione di questi paesaggi onirici. ≪Ho una fascinazione inspiegabile verso i microcosmi. Li ho voluti ri-creare in miniatura per generare un senso di relax e serenità nelle persone che li guardano e li contemplano≫, spiega. In effetti, in un mondo moderno iper-complesso, ricreare una porzione di natura contenuta, controllata e gestibile porta pace e tranquillità. Per l’artista, la creazione è stata un atto istintivo e l’osservazione dei suoi terrari brutali – dove la natura si sedimenta e si impossessa degli spazi – offre ore di contemplazione. Questi terrari diventano veri e propri oggetti di arredamento, e con la luce (quella che usa per la crescita delle piante) si trasformano in lampade viventi, elevando il contenitore da mero vaso ad elemento estetico in assonanza con la pianta. Un nuovo filone stilistico dove architettura e botanica si fondono e il cemento diventa vero e proprio manifesto di questa corrente estetica.
Una co-progettazione tra artista e verde
La nascita di un pezzo Mondobruto non è un semplice assemblaggio tra cemento e piante, ma una vera e propria co-progettazione tra artista e natura. La scelta del contenitore, che Alessio disegna usando software tipici del mondo dell’architettura, precede o va a braccetto con quella della specie botanica, mai viceversa. ≪L’utilizzo di piante insolite o rare, richiede sperimentazione, intuizione e molte prove empiriche≫ ci tiene a precisare.
Per la sua ricerca botanica infatti, Alessio si rivolge a specialisti e rivenditori di settore che sanno consigliarlo sulle specie più adatte, e perché, come sottolinea, ≪nei vivai convenzionali a volte è difficile trovare specie più ricercate≫. Il fattore tempo non è solo una variabile, ma l’espressione dell’intuizione artistica. La struttura, monometrica e priva di anima in ferro (quindi interamente riciclabile a fine vita, in coerenza con i principi di un green-design etico), è concepita per accogliere e assecondare la crescita. Tuttavia, è la natura a prendere autonomamente possesso degli spazi, ri-progettandoli e trasformando ogni pezzo in un unicum. ≪La mia idea iniziale è quasi un’incognita: l’opera si plasma con il tempo, definendosi in base alle mutevoli condizioni di luce e umidità che si generano nel terrario e all’evoluzione delle piante al suo interno≫.
Un progetto dal potenziale su larga scala
I pezzi di Mondobruto sono dei veri e propri oggetti di design che strizzano l’occhio all’opera d’arte. Moniti silenziosi sulla resilienza della natura. ≪Se potessero lanciare un messaggio, inviterebbero ad aprire gli occhi e guardare con attenzione. Quello che si vede nei miei terrari è la riproduzione in piccola scala di ciò che già accade già in città, tra le crepe, sui marciapiedi, nei ruderi o sulle panchine in cemento. I terrari ti ricordano di prestare più attenzione al mondo fuori casa. La natura a volte non è sconfitta dal man-made, semplicemente lo integra, lo assorbe e lo trasforma≫. Guardando alle tendenze future del green design, Alessio è convinto che il concetto di microcosmo indoor si consoliderà e ≪già in fase di progettazione, l’architettura domestica integrerà angoli verdi, giardini d’inverno, piccoli terrari built-in, che si fonderanno e compenetreranno con gli spazi in un continuum≫. E Mondobruto, nato dalla fusione di due opposti, è il candidato ideale per scalare questo principio. E se la sua evoluzione si spingesse dal domestico a progetti di grandi proporzioni, scalando i principi dell’Eco-Brutalismo indoor fino all’arredo urbano o ad installazioni permanenti, le città non sarebbero un posto migliore?

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