Un’anteprima del nuovo appuntamento con “Il pensiero” di Sandro Degni disponibile sul numero 046 de IL giardiniere

Quanto è importante la formazione per un giardiniere? Come deve essere svolta? È sempre accessibile? A parer mio le scuole di formazione attuali non sono più sufficienti a formare giardinieri adatti alla professione che oggi il mercato richiede: sempre più competenze e aree tecniche vanno soddisfatte. 

Per motivare la mia risposta bisogna muovere una riflessione. Prendendo in prestito le ormai note etichette generazionali, si può affermare che esistono giardinieri X (1965-80), giardinieri millennial (1981-96) e forse qualche giardiniere boomer in via di estinzione. Io appartengo alla generazione X dei giardinieri: giardinieri puri con competenze multisettoriali che andavano dalla progettazione alla realizzazione, passando per l’arboricoltura, l’idraulica… Un po’ troppe cose, effettivamente. Lungi dall’autocelebrazione e dalle polemiche, si tratta di una generazione di professionisti che ha saputo dare lustro alla nostra categoria per molti anni.

Il giardiniere millennial, invece, è più aperto alle novità e, soprattutto, si specializza, utilizza nuovi sistemi, tende alle commistioni, apprende con naturale facilità. La formazione di tali figure, tuttavia, è spesso disomogenea, dettata dai singoli interessi, e manca di un sostrato comune. 

L’articolo completo è disponibile sul numero 046 de IL giardiniere