Un quadro che mostra la fragilità del commercio di prossimità e la necessità di una strategia urbana coordinata

L’Italia rischia di perdere un pezzo importante della sua identità urbana: i negozi di vicinato. Negli ultimi dodici anni sono scomparse oltre 140mila attività del commercio al dettaglio, con effetti più marcati nei centri storici e nei piccoli comuni. Oggi gli esercizi sfitti superano quota 105mila, con numeri particolarmente elevati in Lombardia, Veneto e Piemonte. Se questa tendenza non verrà invertita, entro il 2035 potrebbero chiudere altre 114mila imprese: più di un quinto della rete esistente, con ripercussioni sulla vitalità economica e sulla qualità della vita nelle città.

L’analisi di Confcommercio

A delineare questo scenario è l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, presentata in vista di “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, l’iniziativa nazionale in programma a Bologna. L’indagine evidenzia che le cause del declino sono molteplici: consumi interni deboli, nuove abitudini di spesa, crescita dell’e-commerce e un saldo negativo costante tra aperture e chiusure. Dal 2012 il commercio in sede fissa ha perso quasi 118mila realtà, mentre le attività online sono aumentate di oltre 16mila unità.

La “resistenza”

Non tutti i comparti però seguono lo stesso andamento. La ristorazione mostra una crescita solida grazie al boom turistico e ai nuovi modelli di consumo. Anche le forme ricettive alternative agli alberghi tradizionali segnano un incremento molto forte, sostenuto dalle piattaforme digitali. Un fenomeno che porta opportunità ma anche tensioni, perché una presenza eccessiva rischia di alterare l’equilibrio tra funzioni residenziali e turistiche.

La fotografia della densità commerciale mette in luce divari territoriali profondi. Le città medio-grandi del Centro-Nord risultano più esposte alla perdita di negozi, mentre in alcune aree del Mezzogiorno il calo appare più contenuto, anche per l’emigrazione dei residenti e la minore diffusione degli acquisti online. Senza interventi strutturali, centri come Ancona, Trieste e Ravenna potrebbero perdere fino a un terzo delle loro attività di prossimità.

Illustrazione realizzata con IA

Le proposte 

Di fronte a questi dati, Confcommercio propone un’Agenda Urbana Nazionale che coinvolga Governo, Regioni e Comuni in un quadro condiviso di politiche per la rigenerazione urbana. Tra le azioni indicate: coordinamento stabile delle strategie territoriali, armonizzazione dei Distretti Urbani dello Sviluppo Economico, programmi pluriennali comunali per l’economia di prossimità, patti per la riattivazione dei locali sfitti, incentivi coordinati, animazione urbana e logistica sostenibile integrata con sistemi digitali.

L’iniziativa “inCittà” a Bologna

A Bologna, “inCittà” riunirà istituzioni, imprese, mondo accademico e società civile per discutere di desertificazione commerciale, mobilità, demografia, turismo e innovazione. Un confronto necessario per non ridurre le nostre città a scenografie vuote, ma restituire loro ciò che le rende vive: le persone, i servizi, e quella trama minuta di attività che tiene insieme le comunità.

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