Un mantra che ci ricorda il semplice meccanismo di azione e reazione di questa generazione, una leva semplice che può portare i suoi frutti
Inizia tutto così, scroll: case perfette, piante ovunque, luce giusta, zero fatica; scroll: un balcone minuscolo che diventa un’oasi; scroll: una mano che rinvasa in sette secondi, una canzone pop in sottofondo, risultato finale: wow.
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A detta di qualcuno i giovani sono difficili da accontentare, non hanno passione, non hanno voglia di fare e quasi certamente non sono interessati ad entrare nel garden che gli capita nel video appena visto. In realtà non è proprio così, semplicemente siamo attratti dal bello, da qualcosa che lascia il segno, che colpisce dopo i primi cinque secondi. Ehm… sì, in effetti siamo un po’ complicati.
A questo punto la domanda sorge spontanea: Come posso fare in modo che il prossimo video ad essere salvato sia il mio? Ma soprattutto, come posso fare in modo che un giovane decida di venire nel mio Garden?
Partiamo da una cosa scomoda: non basta far vedere delle belle piante, 3la vera chiave di volta è l’attenzione, che oggi si conquista in pochi secondi.
Funziona quello che sembra reale, che fa sorridere, che fa dire: “ok, questo potrei farlo anch’io”. Un video che elenca dalla a alla z le caratteristiche di un fiore? Ma chissene frega, compro quelli fatti di mattoncini Lego, si proprio quelli che ho visto in quel TikTok americano.
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“D’estate ti piace uscire la sera, tornare la mattina presto e dormire fino alle due del pomeriggio? Al risveglio non ti ricordi di avere dei fiori in balcone? Non c’è problema, ecco 5 piante resistenti al sole e che hanno bisogno di poca acqua”. Boom, abboccato, ormai sono tuo, sono proprio curioso di quali sono e, incredibile ma vero, adesso so anche dove posso trovarli.
Poi c’è la musica, non quella giusta per il settore, ma quella giusta per il momento.
Tuttavia, fermarsi quei cinque secondi in più a guardare un video non basta, serve un passaggio in più, quel preciso momento in cui si passa da “carino” a “quasi quasi ci vado”. E lì cambia tutto, perché in quell’istante il Garden non è più un concetto astratto, ma diventa un posto reale dove desidero andare anche solo per rivedere quel viso simpatico che mi è capitato su Instagram.
Benissimo, mi vesto, arrivo davanti e… “mah sai che mi aspettavo meglio. Esattamente come i primi secondi di un video, anche i primi metri di un punto vendita sono decisivi. Se trovi solo prodotti, anche belli, perfetti, ma senza un’idea, inizi a perderti, se invece trovi una scena, qualcosa che somiglia a quello che hai visto online, allora ti fermi. Ripetiamo insieme…
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Ultima chicca (e forse la più importante) riguarda un argomento che spesso viene sottovalutato o addirittura non preso in considerazione: “Perché dovrei aver bisogno di tornare?”. Ma chi ha detto che il Garden debba necessariamente essere “il posto dove vendono le piante”, perché non può diventare quell’oasi di natura in mezzo al grigio delle città, un punto di ritrovo, perché non organizzare degli eventi aperti a tutti?
Non serve esagerare, ma creare un’atmosfera, un posto dove si viene anche senza l’idea di comprare, dove il garden smette di essere “il posto delle piante” e diventa un luogo dove succede qualcosa.
Alla fine, si esce, e se anche non è con qualcosa in mano, sarà sicuramente con qualcosa in testa. E tutto parte da lì, da uno scroll, un video, una pubblicità fatta nel modo giusto. Il resto non è magia, è solo semplice coerenza tra quello che mostri e quello che fai vivere e quando le due cose coincidono, il “quasi quasi ci vado” smette di essere un pensiero e diventa un’azione.
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