La trasparenza salariale si conferma uno dei fattori chiave per attrarre e trattenere i talenti.
Secondo un’indagine internazionale, l’81% dei lavoratori ritiene fondamentale conoscere i criteri che regolano le retribuzioni, mentre il 18% cambierebbe lavoro se l’azienda non garantisse una politica salariale trasparente. Il tema della trasparenza retributiva è destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle strategie aziendali. Con il recepimento anche in Italia della Direttiva europea 2023/970, che introduce nuove misure per garantire la parità di retribuzione e una maggiore chiarezza sulle politiche salariali, cresce l’attenzione verso un elemento che incide direttamente sulla capacità delle imprese di trattenere le proprie risorse.
I dati di un sondaggio internazionale condotto su oltre 4.000 lavoratori in Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Francia, Germania e Singapore evidenziano come la trasparenza non sia più considerata un semplice benefit, ma un requisito fondamentale. L’81% degli intervistati la ritiene essenziale, mentre quasi un lavoratore su cinque (18%) sarebbe disposto a cambiare impiego in sua assenza.
La richiesta di maggiore chiarezza emerge anche durante le selezioni. Il 37% dei candidati chiederebbe che la trasparenza retributiva fosse inserita esplicitamente nel contratto di lavoro, il 17% domanderebbe uno stipendio più elevato e l’11% arriverebbe persino a segnalare ad altri candidati la mancanza di una politica salariale trasparente.
Chiarezza sugli stipendi: Millennials e professionisti i più sensibili
L’impatto della trasparenza salariale sulla fidelizzazione varia in base all’età e al settore di appartenenza. A beneficiare maggiormente di politiche retributive chiare sono i Millennials, per i quali una maggiore trasparenza è associata a una riduzione del turnover del 32%. Seguono la Generazione X (-28%) e i Baby Boomer (-21%), mentre tra la Generazione Z l’effetto risulta pressoché nullo. Anche il comparto lavorativo fa la differenza. Nei settori dei servizi professionali, scientifici e tecnici – i cosiddetti “colletti bianchi” – la trasparenza salariale è correlata a una diminuzione del turnover del 36%. Nei comparti dell’hospitality, della ristorazione e del commercio al dettaglio la probabilità che i dipendenti cerchino un nuovo impiego si riduce del 28%.
Stipendi ancora percepiti come insufficienti
L’indagine evidenzia inoltre una diffusa insoddisfazione economica. Il 18% dei lavoratori ritiene infatti di non ricevere una retribuzione adeguata e considera necessario un aumento medio del 32% per sentirsi equamente remunerato. Parallelamente, il 62% degli intervistati dichiara di conoscere lo stipendio percepito dai propri colleghi, una percentuale che scende al 49% nelle aziende con una presenza internazionale. Oltre a favorire la retention, la trasparenza retributiva può incidere positivamente anche sulla produttività. Rendere più chiari i criteri di crescita economica e professionale aumenta infatti la consapevolezza dei lavoratori sulle opportunità di carriera, rafforzando motivazione e impegno all’interno delle organizzazioni.
