Sempre più persone dicono addio a una visione utilitaristica del verde e riconoscono la profonda connessione che ci lega alle piante. Le ricerche confermano: la natura e la terra migliorano ogni aspetto della nostra salute fisica e mentale

Quasi il 50% degli americani che si dedica al giardino riferisce di farlo perché ricava un beneficio in termini di salute mentale. Il 35%, inoltre, lo considera come un modo per passare del tempo di qualità in famiglia. Insomma, non c’è solo il forest bathing: ogni pianta del nostro giardino o della nostra casa è una fonte di terapia. Le piante non giocano soltanto un ruolo da protagonista nell’equazione della nostra esistenza – a partire dall’aria che respiriamo – ma sono anche un antidoto al crescente inurbamento.

Fino agli anni Cinquanta, infatti, il 30% delle persone viveva in città, oggi il dato è salito al 56% e le proiezioni stimano che la percentuale arriverà al 68% nei prossimi venticinque anni. In soli cento anni, dunque, abbiamo invertito le proporzioni: dall’essere immersi nella natura, siamo passati all’estremo opposto, non è un caso, dunque, che sempre più persone cerchino di recuperare quella connessione perduta.

Ricerca dopo ricerca, gli esperti stanno scoprendo le radici del bisogno di ricollegarsi alle piante e alla terra. Con la sua presenza, infatti, il verde contribuisce a ridurre la depressione, l’ansia e, addirittura, l’indice di massa corporea, mentre gioca un ruolo di primo piano nell’aumentare la soddisfazione, la qualità della vita e nel promuovere un senso di comunità. Stare all’aperto, inoltre, migliora la concentrazione e la salute mentale, ma i benefici delle piante da interni non sono da meno. Uno studio dell’Università del Kansas, per esempio, ha preso in considerazione gli effetti della presenza delle piante nelle stanze dei pazienti nel post-operatorio.

Rispetto al gruppo di controllo accomodato in camere senza piante, i pazienti dotati di angoli con piante e fiori hanno fatto registrate risposte fisiologiche migliori, come una pressione sistolica più bassa e hanno riferito minore dolore, ansia e fatica. Inoltre, hanno dato una valutazione migliore della loro stanza, complice la cura del verde da parte del personale ospedaliero. Sottolineando il ruolo terapeutico delle piante, i ricercatori hanno definito le piante nell’ambiente ospedaliero come una “medicina complementare non invasiva, economica ed efficace”.

Benefici delle piante sulla salute mentale e fisica: meno stress, più produttività

Anche sul posto di lavoro non solo le piante aggiungono un tocco di serenità a spazi dominati da schermi e scadenze, ma contribuiscono anche a promuovere la produttività e la creatività. Il colore verde delle foglie genera un senso di calma e le piante sono anche purificatori d’aria naturali, capaci di abbassare del 25% i livelli di CO2 ed eliminare in modo efficace sostanze tossiche. Migliorando l’ossigenazione dell’aria, le piante da ufficio favoriscono la concentrazione, il ragionamento e il problem-solving, oltre a essere anche un incredibile anti-stress.

Secondo l’Università di Cardiff, il verde in ufficio ha un impatto positivo sulla qualità della vita e la produttività. I ricercatori hanno anche misurato l’incremento della produttività legato alla presenza di piante nell’ambiente lavorativo che si attesta su +15%.

E c’è dell’altro: l’University of Technology di Sydney ha calcolato che il verde in ufficio contribuisce ad abbassare del 37% le tensioni e l’ansia tra i colleghi. Spazi visivamente stimolanti grazie al verde che aggiunge varietà, texture, movimento e colore all’ambiente fanno registrare un incremento della creatività del 15%. Il verde da ufficio, inoltre, è stato associato anche a un calo del 14% delle assenze per malattia. Poiché le piante rilasciano umidità, contribuiscono a regolare la temperatura degli uffici, riducendo l’impatto energetico in tutte le stagioni. Il loro fogliame, addirittura, è un alleato inaspettato nel limitare l’inquinamento acustico, in quanto le piante assorbono e deviano i suoni, apportando un ulteriore contributo positivo alle funzioni cognitive.

Analogamente, i punti vendita dotati di oasi verde beneficiano di visite più lunghe da parte dei clienti e possono permettersi prezzi più alti, perché il look dell’ambiente contribuisce a elevare la percezione del valore dei prodotti e dell’esperienza di acquisto.

Il contatto con la terra fa bene alla salute: come e perché funziona

Complice la diversità microbica del terreno, sporcarsi le mani di terrà è una forma quasi miracolosa di terapia. Un esperimento condotto in Finlandia ha preso in considerazione i bambini che frequentano asili in città, mettendo a confronto quelli nei cui giardini sono presenti piante autoctone e quelli invece iscritti ad asili privi di verde. I primi, è emerso, avevano un sistema immunitario più forte e un microbiota più sano rispetto ai bambini che frequentavano asili senza il verde. Il dato ha trovato conferma anche a distanza di tempo: due anni più tardi la differenza permane.

Privare l’infanzia dell’esposizione alla terra, inoltre, può avere anche altri effetti negativi, in quanto può contribuire allo sviluppo di allergie, asma e a una serie di disturbi mentali. È stato dimostrato, infatti, che il giardinaggio favorisce un boost di serotonina e dopamina che, a loro volta, stimolano il sistema immunitario. Anche cogliere i frutti del proprio raccolto ha un effetto positivo sull’umore.

Addirittura, secondo i ricercatori, questa reazione chimica potrebbe affondare le radici nella notte dei tempi, quando duecentomila anni fa i nostri antenati cacciatori-raccoglitori trovavano del cibo. Oltre al fatto di esporci alla luce del sole e, dunque, promuovere la produzione di vitamina D che favorisce la salute cardiovascolare e protegge da alcuni tipi di tumore, sporcarsi le mani di terra quando ci prendiamo cura del nostro spazio verde migliora la qualità del sonno.

Uno studio condotto in Colorado ha preso in considerazione i benefici legati all’attività fisica: le persone che partecipano a un giardino comunitario totalizzano sei minuti in più di attività fisica da moderata a vigorosa rispetto alle persone che non ne fanno parte, un numero apparentemente piccolo che, però, si traduce in 40 minuti di esercizio fisico in più a settimana, pari al 30% delle raccomandazioni del ministero della salute che suggerisce di dedicare all’attività fisica (da moderata a intensa) 150 minuti alla settimana. I giardini comunitari sono anche un modo per promuovere le relazioni sociali. 

Il senso di meraviglia: perché la natura ci fa stare meglio

Prendersi cura del giardino, dell’orto o delle piante di casa contribuisce anche a migliorare il senso di autostima. Vederle prosperare visibile la relazione di causa-effetto del nostro lavoro. Come se non bastasse, proprio per la sua capacità di catturare la curiosità e l’attenzione, il verde ha il potere di distrarci, di interrompere la ruminazione di pensieri ricorrenti.

Alcuni ricercatori di Stanford l’hanno scoperto mettendo a confronto l’attività neuronale di persone che hanno passato novanta minuti camminando nella natura rispetto a chi ha trascorso la stessa quantità di tempo a camminare in città. Il primo gruppo aveva una ridotta attività in una parte della corteccia pre-frontale associata con l’ansia e i pensieri ricorrenti.

Manipolare la terra velocizza questi processi: bastano anche solo cinque minuti di tempo in cui le mani sono a contatto con il terreno affinché l’attivazione del nervo parasimpatico passi da “fuga e attacco” a “prendersi cura e essere amici”. Quando ci si sente bloccati in un pensiero o in una situazione, focalizzare l’attenzione sulla natura aiuta. Anche la simmetria e i frattali delle foglie e dei fiori contribuiscono a ridurre lo stress con il loro affascinante ordine, una sensazione che anche le piante di casa sono bravissime a darci.

Ma in che modo una pianta può toccarci in così tanti modi e così intimamente? La risposta, secondo Dacher Keltner, professore di psicologia all’Università della California, Berkeley, ha che fare con il senso di meraviglia: “Quando incontriamo qualcosa di misterioso, che va oltre la nostra comprensione, questo cambia la percezione che abbiamo di noi stessi”.