Il nuovo Piano d’Azione sui fertilizzanti presentato dalla Commissione Europea, atteso come una risposta concreta all’aumento vertiginoso dei costi che sta mettendo in difficoltà migliaia di aziende agricole, non avrebbe fornito le misure immediate richieste dagli operatori del settore per affrontare l’emergenza.

Le aspettative erano alte, ma il risultato finale ha lasciato un forte senso di delusione nel mondo agricolo europeo. La presentazione del piano è stata accompagnata da una nuova mobilitazione simbolica di agricoltori provenienti da diversi Paesi europei, riuniti a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo. Le proteste riflettono una crescente preoccupazione per una situazione che, secondo le organizzazioni agricole, rischia di trasformarsi rapidamente da crisi produttiva a crisi alimentare.

Secondo gli agricoltori, se i prezzi delle principali categorie di fertilizzanti dovessero mantenersi ai livelli attuali nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, le conseguenze potrebbero essere significative non soltanto per le aziende agricole, ma anche per i consumatori europei e per i mercati alimentari internazionali. Molte aziende cerealicole, infatti, stanno già affrontando anni di difficoltà economiche, caratterizzati da margini ridotti e prezzi di mercato stagnanti. In questo contesto, l’ulteriore aumento dei costi legati ai fertilizzanti rischia di mettere in crisi la liquidità di numerose imprese agricole, con effetti diretti sulla produzione e sull’intera filiera agroalimentare.

Mancanza di misure concrete nel breve periodo

L’anticipo della presentazione del Piano d’Azione da parte della Commissione era stato inizialmente interpretato come un segnale positivo e come la dimostrazione di una volontà politica di intervenire rapidamente. Tuttavia, il contenuto del documento ha suscitato forti critiche da parte delle organizzazioni agricole europee, che lamentano l’assenza di misure concrete in grado di produrre effetti nel breve periodo. Tra gli elementi considerati positivi figurano alcune prospettive di lungo termine, come la possibile estensione della deroga RENURE ai digestati, una maggiore circolazione dei nutrienti tra diverse regioni europee e possibili modifiche alle direttive sui nitrati e sui rifiuti. La Commissione ha inoltre indicato l’ipotesi di valutare ulteriori misure commerciali e un aumento della trasparenza dei mercati.

Tuttavia, secondo il mondo agricolo, si tratta soprattutto di indirizzi futuri espressi con cautela e privi di impegni vincolanti. Le misure annunciate vengono considerate insufficienti per affrontare l’attuale situazione di emergenza. Tra le maggiori preoccupazioni emerge anche la questione dell’equilibrio tra sostegno agli agricoltori e sostegno all’industria. Le critiche si concentrano in particolare sugli effetti del sistema europeo ETS (Emission Trading System) e del meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), strumenti che secondo le organizzazioni agricole potrebbero tradursi in ulteriori costi per aziende e cooperative del settore.

Si rischia una crisi alimentare europea

Nel testo definitivo, sostengono gli agricoltori, il peso economico del CBAM per il comparto agricolo non sarebbe stato adeguatamente affrontato. Le misure proposte sembrano concentrarsi prevalentemente sul sostegno alla produzione di fertilizzanti a basse emissioni di carbonio, favorendo soprattutto i produttori industriali. Per questo motivo, le organizzazioni agricole europee chiedono interventi più incisivi e immediati. Tra le proposte avanzate figurano la sospensione dei dazi sui fertilizzanti provenienti da Paesi diversi da Russia e Bielorussia, deroghe temporanee ai limiti previsti dalla Direttiva Nitrati per la prossima stagione agricola, interventi sulla liquidità delle aziende e la sospensione del meccanismo CBAM.

Il messaggio lanciato dal settore è netto: l’agricoltura europea rischia di andare incontro a un vero e proprio “muro dei fertilizzanti”. Se non verranno adottate misure rapide, avvertono gli operatori, le difficoltà produttive di oggi potrebbero trasformarsi nei prossimi mesi in un problema che coinvolgerà direttamente l’intera società, incidendo sui prezzi e sulla disponibilità dei prodotti alimentari per i consumatori europei.