È il vivaio Piante-forestali di Desenzano del Garda la prima realtà italiana certificata secondo lo standard sviluppato da Veneto Agricoltura per garantire origine e tracciabilità delle piante autoctone
Un nuovo strumento entra nella filiera vivaistica italiana con l’obiettivo di rendere verificabile la provenienza del materiale vegetale autoctono. Si tratta dello standard Pianta Nativa/Biodiversità, ideato e sviluppato da Veneto Agricoltura per promuovere l’impiego di piante e semi di provenienza locale e fornire garanzie sulla loro rintracciabilità lungo le diverse fasi della filiera.
Il primo certificato in Italia è stato rilasciato da Csqa alla Società Agricola Forbici S.s., titolare del vivaio “Piante-forestali” di Desenzano del Garda, in provincia di Brescia. La certificazione riguarda l’attività di coltivazione delle piante e rappresenta la prima applicazione concreta dello standard all’interno del comparto vivaistico.
Dalla provenienza alla vendita: una filiera tracciabile
Il principio alla base del marchio è legato alla regione di provenienza: piante e semi devono essere riconducibili alla stessa area nella quale è stato raccolto il materiale originario. L’obiettivo è mantenere un legame documentato tra il materiale di propagazione e il territorio di riferimento. Secondo Veneto Agricoltura, l’utilizzo di materiale vegetale autoctono e di provenienza locale può contribuire alla conservazione della diversità genetica delle specie, sostenendone la capacità di adattamento alle condizioni ambientali naturali e favorendo la tutela della biodiversità. Lo standard interessa la produzione vivaistica di specie autoctone, sia legnose sia erbacee, e disciplina diverse fasi della filiera: dalla raccolta del materiale di moltiplicazione alla produzione e conservazione dei semi, fino alla coltivazione e alla vendita delle piante.
La prima certificazione e i controlli di Csqa
Nel caso del vivaio Piante-forestali, l’iter condotto da Csqa ha previsto la verifica della conformità ai requisiti indicati dal Disciplinare tecnico e dal Regolamento del Marchio. I controlli hanno riguardato, tra gli altri aspetti, le modalità di coltivazione, l’identificazione dei lotti, la documentazione relativa all’origine del materiale vegetale e il sistema di rintracciabilità adottato dall’azienda. Le piante certificate vengono coltivate presso la sede di Desenzano del Garda e identificate attraverso lotti collegati al passaporto delle piante, creando così un sistema documentale che accompagna il materiale lungo il percorso produttivo.
Per Federico Caner, direttore generale di Veneto Agricoltura, il primo rilascio rappresenta il passaggio dello standard «da progetto e sistema di regole» a uno strumento concretamente applicato dalla filiera vivaistica. Il marchio, secondo Caner, può fornire a imprese, amministrazioni e cittadini criteri per individuare piante autoctone di provenienza documentata e orientare gli interventi in modo più coerente con le caratteristiche ecologiche dei territori. Anche Csqa sottolinea il ruolo della certificazione come strumento di verifica indipendente. Davide Troncon, responsabile schemi forestali e biodiversità dell’ente, evidenzia come la valutazione della conformità consenta di tradurre gli impegni legati alla biodiversità in requisiti definiti e controllabili, rafforzando la trasparenza lungo la filiera.
Un modello aperto ad altri operatori
Il vivaio Piante-forestali, attivo da circa cinquant’anni nella progettazione, realizzazione e manutenzione degli spazi verdi e nella produzione e vendita vivaistica, diventa quindi la prima realtà italiana a ottenere il nuovo riconoscimento. Il debutto della certificazione apre ora alla possibilità di una sua applicazione più ampia. Il marchio Pianta Nativa/Biodiversità può infatti essere richiesto da imprese ed enti coinvolti nella raccolta del materiale di propagazione, nella produzione e conservazione dei semi, nella produzione di materiale vivaistico e nella coltivazione e vendita di alberi, arbusti, piante erbacee e semi conformi ai requisiti dello standard.
Per il settore, il nuovo sistema introduce quindi un riferimento specifico sulla provenienza documentata del materiale vegetale, collegando produzione vivaistica, territorio e tutela della biodiversità attraverso un processo sottoposto a verifica.
